Sabato 28 luglio il terzo appuntamento di "Economia sotto l'ombrellone"
L'internazionalizzazione oggi non è più una scelta, ma quasi un dovere per le aziende italiane. A sostenerlo sono stati gli imprenditori Attilio Imi di Trafimet Spa, Luigino Pozzo di Pmp Industries e Alessandro Vrech della Marmi Vrech, durante il terzo incontro di "Economia sotto l'ombrellone"svoltosi ieri al PalaPineta di Lignano.
Nel corso della tavola rotonda, infatti si è partiti dal tema della serata: "Internazionalizzazione vs delocalizzazione", per affrontare le necessità delle aziende che guardano ai mercati esteri, lo scarso supporto offerto dall'Italia alle aziende più innovative e più aperte ai mercati mondiali, le “sirene” che dai Paesi confinanti arrivano alle imprese del Belpaeseaffinché si trasferiscano oltre confine, i motivi per i quali l'Italia non riesce ad attrarre capitali esteri.
I tre ospiti, rispondendo alle domande del moderatore Carlo Tomaso Parmegiani, hanno messo in evidenza come le proprie aziende abbiano avviato, più o meno di recente, una fase di internazionalizzazione con aperture di proprie sedi e/o di unità produttive all'estero, che è necessaria per conquistare i mercati stranieri e che va tenuta distinta dalla delocalizzazione che invece consiste nel puro e semplice spostamento di produzioni i Paesi stranieri a basso costo del lavoro o con tassazione più bassa. “Siamo italiani - hanno ribadito Imi, Pozzo e Vrech - e intendiamo non solo mantenere la 'testa' delle nostre aziende in Italia, ma crescere all'estero senza diminuire la presenza nel nostro Paese”. Una strada, però, che secondo i tre imprenditori è tutt'altro che facile perché le aziende italiane nella loro espansione all'estero, a differenza di quanto accade per le concorrenti tedesche e di altri Paesi, sono lasciate sole dalle istituzioni che, salvo rari casi, non sanno supportare adeguatamente l'innovazione e l'internazionalizzazione. “Quando ho aperto un'azienda in Cina – ha raccontato Pozzo – le nostre autorità presenti in loco mi hanno indirizzato a un consulente tedesco!”. “Lo stesso – gli ha fatto eco Imi – è successo a me, in Thailandia, solo che il consulente con il quale mi hanno suggerito di parlare era inglese!”. Insomma, una situazione davvero difficile, soprattutto per le aziende più piccole che difficilmente riescono ad avere autonomamente le strutture necessarie ad avviare un adeguato percorso di internazionalizzazione. “La Camera di Commercio di Udine – ha spiegato Vrech – ha creato una bella iniziativa con i voucher per l'internazionalizzazione che permettono alle Pmi di affacciarsi sui mercati esteri senza dover sopportare costi eccessivi, ma servirebbe maggior organizzazione e supporto da parte dello Stato italiano”.
Le aziende italiane, inoltre, si scontrano con una tassazione eccessiva, una burocrazia onnipresente, un funzionamento della macchina statale inefficiente, un grande bisogno di riforme per rendere il Paese più flessibile e più competitivo. Non è un caso, dunque, che dai Paesi vicini (Slovenia, Svizzera, Austria) siano tante le “sirene” che vengono a tentare gli imprenditori nostrani proponendo loro di trasferirsi. Sirene alle quali i tre imprenditori presenti sul Palco del PalaPineta continuano a resistere, ma per una scelta “nazionalista” e “fatta con il cuore” perché se dovessero fare un ragionamento razionale “con logiche puramente industriali” la tentazione di trasferirsi sarebbe forte.
Pur mantenendo l'ottimismo tipico degli imprenditori, Vrech, Pozzo e Imi, hanno sostenuto che l'Italia se vuole ricominciare ad attrarre imprese, invece di perderne a favore dei Paesi esteri, deve affrontare un grande cambiamento culturale. L'impressione, infatti, è che il Paese continui nella sua incapacità di riformarsi, rimanendo seduto sulle proprie glorie passate, senza rendersi conto che la concorrenza oggi è globale, che sempre più Nazioni si affacciano sulla scena economica mondiale con la “fame e la voglia di crescere” e che per rimanere competitivi non ci si può continuare ad affidare solo al genio creativo e allo spirito di innovazione degli imprenditori. “Se vogliamo uscire dalla crisi – hanno sintetizzato in conclusione i tre ospiti di “Economia sotto l'ombrellone” - dobbiamo ricominciare a collaborare tutti insieme (imprese, lavoratori, amministrazione pubblica, sindacati e politica), ognuno nel suo ruolo, correggendo gli sbagli che ciascuno di noi ha fatto in passato e guardando al futuro con la voglia di impegnarsi per il bene comune e per far ripartire il Paese”.
Dopo alcune domande dal pubblico che ha seguito con attenzione la tavola rotonda, aperte dall'intervento del consigliere comunale di Lignano Sabbiadoro, Marco Cinello, l'incontro si è concluso con il tradizionale aperitivo durante il quale i presenti hanno potuto incontrare i relatori della serata.

"Єconomia sotto l'ombrellone", proseguirà, con l'ultimo appuntamento della seconda edizione, Sabato sabato 4 agosto, dedicato al tema “L'Italia vista dall'estero” sul quale interverranno Michele Cortese della Societè Generale di Parigi, Roberto Corciulo di IC & Partners Group, società udinese di consulenza con molti uffici all'estero e Omar Zaghis della Cleopatra Consulting di Londra

L'edizione 2012 di "Єconomia sotto l'ombrellone" gode del contributo e del patrocinio del Comune di Lignano Sabbiadoro, del patrocinio di Camera di Commercio di Udine,Turismo FVG, Confindustria Udine e del sostegno economico di Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia, Compagnie Financiere Edmond De Rotschild Banque, Pmp-Promec, Lignano Pineta spa, ITAS Assicurazioni, Ombrellificio Ramberti, Porto turistico Marina Uno, Demar Caffè e Hotel President Lignano.

Marco Cinello,
Attilio Imi, Luigino
Pozzo, Alessandro
Vrech e Carlo
Tomaso Parmeggiani
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